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T’AI CHI CH’UAN

Il  T’ai Chi Ch’uan fa parte della grande famiglia delle Arti Marziali Tradizionali Cinesi.

Queste, nel loro insieme, possono chiamarsi in molti modi diversi, come per esempio:

Kung Fu (letteralmente: esercizi eseguiti con abilità,

Wu I oppure Wu Shu (arte marziale),

Kuo Shu (arte nazionale),

Chung Kuo Ch’uan (boxe cinese)

Ch’uan Shu (arte del pugno).

Le Arti Marziali Cinesi sono state suddivise in due grandi famiglie denominate Wai Chia e Nei Chia.

Wai Chia significa “Sistema Esterno” e comprende i cosiddetti “stili esterni”. In essi infatti si evidenziano soprattutto le caratteristiche esteriori di forza, velocità, ecc.

Il più importante stile esterno è lo Shaolin Classico della Cina del Nord. Tale stile prende il nome dall’omonimo tempio o manestero (Shaolin Szu o tempio della “giovane foresta”) che fu costruito verso la fine del V secolo dopo Cristo sulle pendici del monte Sung nella provincia di Honan.

All’inizio del VI secolo arrivò al tempio, proveniente forse dall’India, il famoso monaco Bodhidarma(Ta Mo in cinese), fondatore della setta Ch’an (Zen). Questi, oltre alle tecniche di meditazione, insegnò ai monaci una serie di esercizi fisici e di respirazione.

Poco alla volta, sia per necessità di autodifesa sia come mezzo per il conseguimento dell’unità corpo-spirito, i monaci iniziarono a studiare anche le arti marziali e si conquistarono presto fama di invincibilità.

Dalla Boxe del tempio Shaolin  (Shaolin Ch’uan) derivarono tutti gli altri stili di Kung Fu .

Il “Sistema Interno” o Nei Chia comprende i cosiddetti “stili interni”, chiamati così per l’importanza in essi attribuita alle caratteristiche interiori, come per esempio l’energia interna, l’energia spirituale e mentale, ecc.

Il più noto stile interno è senza dubbio il T’ai Chi Ch’uan.

La suddivisione fra Wai Chia e Nei Chia, determinata soprattutto da alcuni motivi storici (i praticanti di stili interni volevano differenziarsi da quelli di Shaolin Ch’uan, che furono a lungo perseguitati dalle autorità perchè contrari alla dinastia manciù dei Ch’ing), è però artificiosa e concettualmente errata. Anche negli stili esterni, infatti, l’impiego dell’energia interna e mentale è considerato fondamentale. Inoltre i praticanti degli stili interni, nelle applicazioni marziali, non rifuggono certo dall’uso di tecniche in cui si evidenziano caratteristiche esplosive di energia e velocità.